solimine

“Obiettivo della norma in discussione dovrebbe essere l’allargamento delle basi sociali della lettura attraverso attività di promozione condotte in modo continuo e sistematico, da condurre con il coinvolgimento (e quindi con il consenso) di tutti gli attori della filiera”. Lo ha affermato Giovanni Solimine nel corso dell’audizione informale davanti alla VII Commissione della Camera dei Deputati, avvenuta il 7 febbraio 2019. Di seguito il testo integrale del suo intervento.

Ma forse conviene chiedersi preventivamente perché promuovere la lettura, altrimenti rischiamo di non aver chiare le finalità di queste iniziative. Infatti, nell’era della smaterializzazione dell’accesso alla conoscenza e di una totale immersione in un ecosistema caratterizzato dalle pratiche di rete, non è scontato che il libro e la lettura possano continuare ad esercitare una funzione centrale nella formazione dei cittadini. Senza voler in alcun modo sminuire la funzione positiva che la diffusione di Internet può avere, si può tuttavia affermare che la lettura di testi non brevi, come i libri, resta il principale veicolo per lo sviluppo di capacità linguistiche, espressive e per la costruzione di un pensiero organico. Il libro è uno ‘strumento della complessità’. Una complessità che ha bisogno dei suoi spazi e dei suoi tempi: un saggio che voglia presentare lo stato dell’arte su una questione, argomentare una tesi, indagarne a fondo i diversi aspetti, confrontare visioni alternative, proporre un’ipotesi che faccia avanzare le conoscenze sul tema trattato, necessita di un numero di pagine non piccolo; lo stesso vale per un testo narrativo, in cui descrivere compiutamente atmosfere e ambientazioni, indagare sui personaggi coinvolti nelle vicende che si raccontano e sui sentimenti che essi provano, guidare il lettore all’interno della storia. Mentre la rete ci offre straordinarie possibilità per accedere a dati, informazioni, frammenti di testo, la lettura di libri ci fornisce le competenze per stabilire relazioni fra questi elementi e acquisire una capacità di appropriazione critica dei contenuti.

Alla luce di questi principi ho letto le proposte di legge che sono state presentate e che mi paiono armonizzabili, in quanto molto di ciò che essere prevedono va in questa direzione.

Mi permetto qualche osservazione su alcuni aspetti specifici:

  1. Presupposto della sistematicità è l’armonizzazione delle tante iniziative episodiche e frammentarie che vengono svolte, la cui efficacia non è mai stata dimostrata e che assorbono spesso una quantità di risorse non irrisoria, investite da amministrazioni centrali e locali, talvolta anche con il concorso di privati. Un Piano nazionale per la lettura richiede non solo risorse adeguate, e le cifre che vedo riportate nelle proposte mi paiono insufficienti, ma anche una visione strategica e una attenta regia da parte di un soggetto capace di indirizzare e coordinare gli sforzi di tutti verso pochi e precisi obiettivi. Mi pare che l’esempio da imitare rimanga il Plan de fomento de la lectura realizzato in Spagna. A fronte di tutto questo, mi pare il Centro per il libro e la lettura si limiti ad aggiungere le “sue” iniziative – alcune buone, altre meno buone – a ciò che già fanno gli altri, senza mostrare una reale capacità di proposta nei confronti del MiBAC e senza essere riuscito a diventare, a 10 anni dalla sua istituzione, un punto di riferimento per le politiche nazionali e locali di promozione della lettura, anche per oggettive difficoltà e per l’assenza di indirizzi chiari da parte della politica.
  2. La lettura si promuove invogliando la gente a leggere e rafforzando le strutture (librerie e biblioteche), attraverso le quali le persone possono entrare in contatto con i libri:
  • Resto del parere che – così come si incentivano attraverso la leva fiscale il risparmio energetico, l’uso del trasporto pubblico, la pratica sportiva etc. – anche la lettura possa e debba rientrare in questo ambito, in primo luogo per il valore simbolico che assumerebbe il fatto che una norma di legge sottolineasse il valore positivo del libro e della lettura; le nostre affermazioni a sostegno della lettura non sono credibili se poi confiniamo questa pratica fra le scelte individuali, non sostenute dalle politiche pubbliche. Per questo motivo, pur con i suoi difetti, la APP18 era un provvedimento che andava nella direzione giusta. So che bisogna contenere la spesa, ma devo dire che temo che le procedure previste per l’incentivazione dell’acquisto libri – limitate ad alcune fasce d’età e vincolate alla presentazione dell’ISEE – potrebbero rivelarsi poco efficaci. Viceversa, ritengo che la strada maestra da percorrere, di cui non ignoro le difficoltà, sia la deducibilità dal reddito imponibile delle somme spese per acquisto libri (definendo, ovviamente, il tetto di spesa deducibile e i contribuenti che ne abbiano diritto). Affinché si raggiunga l’obiettivo (e quindi per fare in modo che molti cittadini utilizzino questi incentivi, contribuendo così ad allargare il bacino dei lettori e a consolidare il rapporto col libro da parte dei lettori medi) è importante che la norma sia di facile uso.
  • Non sono convinto che sulla modifica della disciplina del prezzo dei libri si possa ottenere il consenso unanime delle parti interessate (grandi e piccoli editori, librerie di catena e piccole librerie a gestione familiare, operatori del commercio elettronico, biblioteche etc.), per cui consiglio molta prudenza prima di ridefinire il tetto massimo dello sconto praticabile.
  • Ritengo molto utile un sostegno alle librerie, anche per sostenere la rete “fisica” di questi presidi culturali, oggi fortemente penalizzate dai colossi del mercato elettronico: da questo punto di vista, non vi è alcuna distinzione tra il ruolo delle librerie di catena e quello delle librerie cosiddette “indipendenti”, tutte ugualmente in difficoltà. Tra le misure che negli scorsi anni si sono mostrate maggiormente utili, c’è sicuramente il credito d’imposta, per cui è auspicabile che quel provvedimento venga mantenuto e, se possibile, esteso. Mi sembra complessa la gestione di una normativa che preveda l’attribuzione del titolo di libreria di qualità.
  • Andrebbe rafforzato il ruolo delle biblioteche pubbliche di base (che in Italia hanno un’utenza pari a circa il 15% della popolazione, di molto inferiore a quella di altri Paesi paragonabili al nostro, come Francia, Gran Bretagna e Germania, per non parlare dei Paesi scandinavi), che con i loro oltre 6.000 punti di servizio (circa la metà del totale delle biblioteche italiane) costituiscono il servizio di prossimità più capillarmente diffuso nei Comuni grandi e piccoli, nelle aree metropolitane e nelle periferie urbane. Queste istituzioni pubbliche possono fare da perno ai Patti locali per la lettura, strumento principe per creare alleanze e sinergie sul territorio. Da segnalare che in occasione del prossimo Salone internazionale del libro di Torino l’Associazione Italiana Biblioteche (AIB) presenterà un importante documento contenente Linee guida per la redazione dei piani strategici delle biblioteche pubbliche.
  • Un altro importante terreno di azione può essere individuato nelle biblioteche scolastiche, che oggi rappresentano in Italia l’anello più debole della catena e che invece possono esercitare un ruolo molto incisivo nel processo formativo delle giovani generazioni. Il più significativo intervento posto in essere nel recente passato è l’azione 24 del Piano Nazionale Scuola Digitale (10 milioni di euro erogati nell’arco di circa due anni e mezzo, per il finanziamento di 1.000 biblioteche scolastiche innovative, dotandole di documenti digitali e valorizzando la loro capacità di coinvolgere le biblioteche del territorio, l’associazionismo, gli studenti e le loro famiglie). Occorre dare continuità a questo intervento, garantendo risorse per gli anni a venire ed estendendole anche ad altre scuole, favorendo la costituzione di reti di scuole. Ma questi interventi rischiano di non sortire alcun effetto se non si individuano anche figure professionali che possano gestirli: non è realistico pensare alla istituzione in tempi brevi della figura del bibliotecario scolastico, mentre è possibile individuare fra i docenti un “referente per la biblioteca e la lettura” (dotato di un profilo e di uno status simile a quello dell’”animatore digitale”), cui destinare un intervento formativo misto (in parte in presenza e in parte a distanza) coperto dai 700.000 euro previsti dall’azione 24 e mai erogati.
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Un pensiero riguardo “Solimine: allargare le basi sociali della lettura

  1. Dopo 50 anni da libraio plaudo a queste lodevoli iniziative.Purtroppo troops tempo e’ stato perso e recuperare di questi tempi non e’facile.se poi pensiamo ai nostri politici non andiamo da nessuna parte: voi mi insegnate che e” molto pericoloso far studiare la massa,potrebbero contestare troppo.

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