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Verso il Passaparola 2019. In vista del prossimo appuntamento dell’11 e 12 ottobre a Lecce, che svilupperà il tema del contrasto alla povertà educativa, evidenziando, per contrasto, le esperienze e la riflessione a partire dallo slogan “La cultura è ricchezza”, segnaliamo alcuni contributi pubblicati su riviste e quotidiani su questo argomento. Il secondo intervento è quello di Luisa Marquardt, apparso su Il Manifesto l’8 agosto scorso.

Il confine permeabile dell’alfabetismo. Tempi presenti. Alcune mappe e bussole per affrontare il tema della povertà educativa senza tentazioni mediatiche

di Luisa Marquardt (*)

Per non naufragare nel mare della complessità, per affrontare un viaggio che consenta a ogni persona di realizzarsi a livello individuale e partecipare attivamente alla vita sociale, culturale ed economica, oggigiorno è prioritario dotarsi di carte e bussole, lettura in primis. Essere dei lettori competenti – non soltanto nella lettura in senso stretto, ma anche nell’uso esperto dell’informazione e dei media – significa discernere tra varie «narrazioni» (come lo storytelling politico), difendersi dai tentativi di facile riduzione e anche dalle nostre stesse percezioni ingannevoli, come avverte la ricerca Ipsos Mori Perils of Perception (https://perils.ipsos.com).

Pur di fronte a dati di realtà, capita di considerare soltanto quelli che ci confermano nelle nostre idee, prendendo per vero soltanto ciò che crediamo tale (come diceva già Cesare nel De Bello Gallico, richiamato da Burioni in Balle mortali, Rizzoli 2018). Il rifiuto del sapere codificato e la facilità con cui ci si erge a esperti di qualsiasi cosa – dai vaccini al trattamento dei rifiuti – oltrepassano la legittima partecipazione al dibattito pubblico in una società democratica. Come afferma Nichols ne La conoscenza e i suoi nemici (Luiss Up 2017), lo scetticismo lede le basi stesse della nostra società e compromette inoltre l’esercizio, come ben argomentano D’Agostini e Ferrara ne La verità al potere (Einaudi 2019), dei cosiddetti «diritti aletici», quel «diritto alla verità» inteso come garanzia di «beni e valori critici che si legano a un uso razionale delle conoscenze», fondamentale nelle società democratiche.

L’ALFABETISMO e l’analfabetismo, dal confine permeabile e mutevole, sono questioni particolarmente complesse, difficili da misurare a livello globale, come precisa l’Index Mundi, ma, alla luce del dibattito recentemente accesosi sull’analfabetismo, vale la pena soffermarsi sulle misure seguenti (senza alcuna pretesa di esaustività) che possono contribuire a promuovere e sviluppare l’alfabetismo. Come crescere lettori competenti sin dalla più tenera età? Sono ampiamente dimostrati gli effetti benefici della lettura ad alta voce che, se praticata con libri «di qualità» già dai primi mesi di vita dell’infante, favorisce una migliore attivazione dei centri cerebrali dell’emisfero sinistro, i quali concorrono all’emergent literacy, una sorta di alfabetismo nascente, che ha un’evoluzione più rapida e ampia nella prima infanzia, soprattutto in base alla quantità e qualità degli stimoli offerti dall’ambiente.

Un riferimento importante, nel nostro Paese, è Nati per leggere (www.natiperleggere.it), il programma nazionale ormai ventennale di promozione della lettura rivolto alle famiglie con bambini in età prescolare: la sua adozione da parte di un numero maggiore degli attuali duemila comuni aderenti significherebbe raggiungere l’infanzia sinora esclusa da tale opportunità ed estendere il supporto alla genitorialità.

ALTRO PUNTO è rendere la lettura più inclusiva attraverso libri più accessibili. Il diritto alla lettura va assicurato anche coloro che rischiano di non poter godere appieno dei libri. Le conoscenze e le tecniche attuali consentono di realizzare libri accessibili (tattili, albi illustrati, audiolibri, «ad alta leggibilità» grazie al ricorso a «font» appropriati oppure ai particolari pittogrammi della Comunicazione aumentativa e alternativa). Nel settore degli e-book, grazie al Progetto Lia – Libri italiani accessibili, stanno aumentando i titoli di narrativa e saggistica per le persone cieche e ipovedenti. Si dovrebbero adottare più estesamente, a livello editoriale, le soluzioni che migliorano la leggibilità dei libri; contemporaneamente si dovrebbe promuovere l’offerta editoriale «speciale» presso il pubblico (famiglie, insegnanti, educatori, bibliotecari, operatori culturali ecc.).

Oltre all’analfabetismo di ritorno, c’è quello che riguarda bambini e ragazzi che ancora frequentano la scuola, ma non praticano la lettura e la scrittura, né sono stimolati a farlo dal contesto di appartenenza. Crescere nella povertà educativa si ripercuote negativamente sul loro sviluppo linguistico, cognitivo e immaginativo, esponendoli al rischio di non riuscire a ipotizzare un futuro diverso e porsi degli obiettivi in tal senso e diventare dei «Neet», come avvertono le indagini di Save The Children, impegnata ad aprire, nelle realtà più deprivate, «punti luce», «spazi ad alta densità educativa» per «illuminare il futuro». Una più stretta collaborazione tra famiglie, istituzioni, biblioteche, librerie, associazioni, parrocchie, punti di aggregazione, progetti e programmi nazionali favorirebbe una efficace promozione della lettura, dell’istruzione e della cultura, capace di contrastare la povertà educativa.

Il Rapporto Prove Invalsi 2019 restituisce l’immagine di un sistema scolastico spaccato a metà, più equo al Nord e molto più variabile, meno equo ed efficace al Sud. In tema di equità e qualità andrebbe considerata anche la biblioteca scolastica. Varie ricerche (Pirls 2016, Ohio Study, Oelma, Marzoli-Papa per Invalsi 2018, come già Ardid 1991-1993 e Marzi 1999) confermano la correlazione tra qualità dei servizi bibliotecari scolastici e successo formativo: i risultati sono migliori per gli studenti che frequentano scuole con biblioteche ben fornite. Se si eccettua la Provincia autonoma di Bolzano (che ha legiferato nel 1990), la biblioteca scolastica e la figura professionale del bibliotecario-documentalista scolastico, qualificato partner educativo dell’insegnante, non esistono dal punto di vista normativo, pur ricorrendo in varie circolari ministeriali e progetti (come l’attuale Azione #24: biblioteche scolastiche innovative nel Piano nazionale scuola digitale). La promozione della biblioteca scolastica come ambiente di apprendimento (anche digitale) aiuta, ma certamente non rappresenta un intervento sistemico.

Un’ampia gamma di risorse bibliografiche e documentarie e un qualificato programma di attività educative favorirebbero in ogni scuola l’educazione all’uso esperto dell’informazione, il pensiero progettuale, creativo e critico, il benessere personale e di gruppo. L’incidenza del «costo dell’ignoranza», da una parte, e l’esperienza ormai consolidata di tante reti di biblioteche scolastiche e territoriali (RbsVicenza, TorinoReteLibri, RbsLazio, BibliopointRoma ecc.) dovrebbero spingere il legislatore a decisioni più lungimiranti, come emerge dalla proposta Piccoli Nardelli ed altri Disposizioni per la promozione e il sostegno della lettura A.C. 478 (NdR: approvata in prima lettura alla Camera il 16 luglio 2019).

SI POSSONO POI RENDERE le biblioteche pubbliche più visibili, vivibili, accessibili e inclusive. Il divario persiste anche nel mondo delle biblioteche pubbliche, nonostante lo sforzo encomiabile di tanti bibliotecari e bibliotecarie che si adoperano in mille modi per garantire servizi di qualità. Da una parte territori dotati di sistemi bibliotecari e culturali capaci di offrire una rete diffusa e integrata di accesso all’informazione, alla lettura e alla cultura, dall’altra territori nei quali, alla scarsa qualità ed equità della scuola, si somma l’assenza o la scarsa qualità dei servizi bibliotecari e culturali. Bisognerebbe promuovere il concetto della biblioteca pubblica come servizio per la comunità, strumento di empowerment della singola persona e della comunità nel suo complesso, e formare una coscienza civile sul valore della biblioteca come possibilità di accesso libero e democratico al sapere.

LE BIBLIOTECHE OFFRONO a tutti, «nessuno escluso», risorse informative, bibliografiche e documentarie, a stampa e digitali, e sempre più spesso anche servizi digitali (come ReteIndaco e Mlol – Media Library On Line) che comprendono il prestito di e-book, l’accesso a un’ampia gamma di quotidiani e periodici italiani ed esteri, videogiochi e risorse educative. Le biblioteche sono luoghi di socialità (incontri, seminari ecc.), di creatività (specie se dotate di makerspace o fablab), ma anche di ascolto e riflessione.
Urge investire nella costruzione di nuove biblioteche e nel potenziamento di quelle esistenti, rendendole più funzionali, attraenti, visibili nel web e anche attraverso una segnaletica urbana che, come avviene nelle strade e sui mezzi pubblici a Lione, faciliti l’incontro tra gli utenti – specie quelli potenziali – e la biblioteca.

Un’altra risorsa è promuovere il dialogo intergenerazionale. La terza e la quarta età sono età d’oro: la generazione di «perennials» è una fonte ricchissima di sapere, storie, tradizioni. Come dimostra il progetto europeo Toy – Together Old and Young (http://www.toyproject.net), i benefici sono reciproci sia per gli anziani, sia per i giovani. La scuola e la biblioteca, la lettura condivisa e la scrittura collaborativa possono costituire ambienti e strumenti ideali per favorire questo incontro, sostenere l’alfabetismo di persone vulnerabili, ma anche piene di potenzialità e risorse, e sviluppare solidarietà e rispetto tra generazioni.

INFINE, PROMUOVERE la lettura (e la scrittura) attraverso più canali e nei diversi contesti. La lettura, di norma considerata un’attività individuale, andrebbe promossa come pratica condivisa nelle diverse realtà (per esempio, aziendale) e anche attraverso le piattaforme di «social reading», per costruire solide comunità di lettori, capaci di intercettare, includere e «contagiare» i non lettori. Servono esempi credibili di persone in grado di interessare e appassionare alla lettura: genitori, educatori, insegnanti (delle varie discipline, non soltanto di Lettere!), testimonial inconsueti, come, per esempio, campioni sportivi appassionati di lettura e, all’occorrenza, impegnati in percorsi di studio. La loro testimonianza e il loro esempio potrebbero ispirare tanti giovani a considerare il valore che la lettura, l’istruzione e la cultura hanno nella vita di una persona.

  • Docente di Bibliografia e biblioteconomia, RomaTre

SCHEDE

  1. Un incontro a Lecce l’11 e il 12 ottobre

Varie esperienze di valorizzazione culturale e crescita socio-economica che, con un’efficace promozione della lettura, hanno inciso positivamente in diverse parti d’Italia (in particolare a Lecce e in Puglia), creando comunità più coese e migliorando la qualità della vita, saranno presentate a Lecce l’11 e 12 ottobre nel «Passaparola 2019. La cultura è ricchezza» (Forum del libro https://forumlibro.wordpress.com/) in collaborazione con i Presìdi del Libro, promosso e sostenuto dalla Regione Puglia, patrocinato dal Comune di Lecce e rivolto al mondo della scuola, biblioteche, editoria, librerie, associazioni culturali e istituzioni. (l. mar.) La povertà educativa, nella quale tanta infanzia e gioventù crescono, genera una povertà immaginativa e culturale che si ripercuote negativamente sullo sviluppo linguistico, cognitivo, emotivo e relazionale. A tale tema e all’educazione alla lettura come strumento di contrasto il mensile «Andersen: libri & idee – scuola & biblioteca» ha dedicato il n. 364 (http://www.andersen.it/luglio-agosto-2019-n-364/), con interventi di esperti, tra cui Giulio Cederna, ideatore e curatore degli Atlanti dell’infanzia a rischio di Save the Children, premio Andersen 2019.

2. Il “racconto bibliografico” a Rebibbia

Durante la «IV Giornata nazionale del mondo che non c’è» (4-7 luglio), coordinata dalla presidente Cesp Annagrazia Stammati, è stato presentato l’esito del corso «Biblioteca In-Formazione ed Espressione del Sé 2018-19», attuato a Rebibbia dal Centro Studi Scuola Pubblica e dalla cattedra di Bibliografia e biblioteconomia dell’università Romatre con il Cepell/Mibac e la biblioteca Papillon. Il «Racconto bibliografico», uno dei laboratori del corso, è una particolare forma di intertestualità che gioca con le idee e le narrazioni proprie e altrui, per stimolare sia la scrittura creativa sia l’interesse e l’uso di più «voci» di questa o altre epoche e culture. I «racconti bibliografici» prodotti hanno dimostrato la validità del laboratorio, che ha promosso la lettura e la scrittura, la ricerca e l’uso delle informazioni; ha migliorato la collaborazione, il senso di responsabilità e di appartenenza, la percezione di sé, l’autostima e il benessere individuale e di gruppo e confermato la biblioteca carceraria come «setting» laboratoriale ideale, motivi per proseguire l’esperienza nel 2019-20.

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